La Chlamydia trachomatis può aumentare il rischio di tumore ovarico? Cosa dice davvero la scienza
- ufficio stampa

- 10 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
Chlamydia e tumore ovarico: c’è un legame? Le nuove evidenze scientifiche
La Chlamydia trachomatis è una delle infezioni sessualmente trasmesse più comuni, soprattutto tra le donne giovani, e spesso decorre senza sintomi. Proprio questa caratteristica la rende insidiosa: un’infezione non diagnosticata e non trattata può persistere nel tempo e avere conseguenze a lungo termine sulla salute riproduttiva. Ma può influire anche sul rischio di tumore ovarico?
Un recente studio condotto da Pei Wang e colleghi ha cercato di rispondere a questa domanda attraverso una revisione sistematica e una meta-analisi della letteratura scientifica internazionale.

Cosa hanno analizzato i ricercatori
Gli autori hanno esaminato gli studi disponibili nei principali database scientifici (PubMed, Embase, Scopus, Web of Science e SciELO), includendo lavori pubblicati fino a ottobre 2024. Sono stati selezionati 11 studi osservazionali, per un totale di 4.518 donne, che valutavano l’associazione tra infezione da Chlamydia trachomatis e rischio di tumore ovarico.
Cosa emerge dai risultati
Nel complesso, l’analisi non ha evidenziato un’associazione statisticamente significativa tra clamidia e tumore ovarico. Tuttavia, alcune analisi più approfondite offrono spunti rilevanti:
escludendo due studi, l’analisi di sensibilità ha mostrato un aumento significativo del rischio;
l’associazione era evidente negli studi che utilizzavano test molecolari (PCR), in grado di rilevare infezioni attive o persistenti;
gli studi basati su test sierologici, che riflettono un’infezione pregressa, non hanno mostrato risultati significativi.
Questi dati suggeriscono che la durata dell’infezione e il metodo diagnostico possono influenzare in modo sostanziale i risultati. Gli autori segnalano inoltre un’elevata eterogeneità tra gli studi e la possibile presenza di bias di pubblicazione, elementi che impongono cautela nell’interpretazione.
Cosa significa per la salute
Sebbene non sia possibile trarre conclusioni definitive, lo studio rafforza l’ipotesi che un’infezione da clamidia cronica possa contribuire, attraverso processi infiammatori persistenti, allo sviluppo del tumore ovarico. Questo aspetto è particolarmente rilevante in ottica di prevenzione.
Secondo gli autori, saranno necessari studi longitudinali di alta qualità, con test molecolari ripetuti nel tempo, per chiarire la sequenza temporale tra infezione e malattia e per valutare se programmi di screening mirato e trattamenti precoci possano ridurre il rischio nelle popolazioni più esposte.
Quando fare il test per la Chlamydia trachomatis
Il test per la Chlamydia trachomatis è semplice, non invasivo e può fare la differenza, soprattutto perché l’infezione è spesso asintomatica. È consigliato in particolare:
se hai meno di 25 anni e sei sessualmente attiva
in caso di nuovi o multipli partner sessuali
se non usi regolarmente il preservativo
in presenza di sintomi come perdite anomale, dolore pelvico o sanguinamenti irregolari
prima o durante una gravidanza, secondo le indicazioni del medico
La diagnosi si basa principalmente su test molecolari (PCR), eseguiti su tampone vaginale o su campione di urine. In caso di positività, la terapia antibiotica è efficace e riduce il rischio di complicanze a lungo termine.
👉 fare il test non è solo una scelta di cura, ma anche di prevenzione. Intercettare precocemente un’infezione silenziosa può proteggere la salute riproduttiva oggi e, potenzialmente, ridurre rischi futuri.







Commenti