L’ecografia è uno degli strumenti più importanti in gravidanza non solo per la sua capacità diagnostica, ma anche perché sicura per mamma e feto. Quante sono le ecografie che la futura mamma deve fare e quando è opportuno svolgerle? Ecco una guida completa sulle ecografie in gravidanza redatta dal nostro team di medici.  Dott.ssa Della Grazia Sara

Prenota il tuo esame :






    Con questa richiesta si acconsente al trattamento dei miei dati personali al fine di poter gestire la richiesta di prenotazione, come indicato nella Privacy Policy
    e si acconsente al trattamento dei miei dati personali ai sensi dell'art. 13 del Regolamento UE 2016/679 per comunicazioni informative.

    L’ecografia è un’indagine strumentale per immagini che sfrutta gli ultrasuoni. In campo ostetrico questo dato è fondamentale, perchè per il prodotto del concepimento gli ultrasuoni sono innocui, mentre non lo sono le radiazioni sfruttate nelle radiografie e TAC.

    La capacità diagnostica dell’eco è tale che molti esperti lo considerano l’esame più importante per il monitoraggio della gravidanza fisiologica e patologica. Per quest’ultima, l’eco viene richiesta a seconda del problema, spesso anche ripetitivamente (es: iposviluppo fetale).

    Per la gravidanza fisiologica invece, le linee guida italiane prevedono l’esecuzione di 3 ecografie: una nel primo trimestre (di datazione, entro 13 w), una nel secondo trimestre (morfologica tra 20 e 22 w) ed una nel terzo (biometrica tra 30 e 32 w), ma nella pratica clinica sono spesso di più. L’ecografia viene utilizzata anche per:

    • effettuare screening genetici (ad esempio la translucenza nucale);
    • guidare una diagnostica invasiva genetica (come la villocentesi, l’amniocentesi, la funicolocentesi);
    • monitorare una gravidanza oltre il termine (quantificazione del liquido amniotico);
    • effettuare una breve eco “office” in coincidenza del controllo mensile, come preferito da molti ginecologi.

    L’eco transvaginale è fondamentale alla 5 w, quando inizialmente visualizza il sacco gestazionale e poi il sacco vitellino, che essendo di origine embrionale ne preannuncia la futura visualizzazione, ma anche alla 6 w, quando visualizza il polo embrionale con una pulsazione: il battito cardiaco.

    Dalla 7 alle 10 w, l’eco può essere eseguita o con sonda transvaginale o con sonda addominale, con una prevalente preferenza per la prima, mentre dalla 11 w si opta per quella addominale.

    ecografie-in-gravidanzaNel primo trimestre l’eco serve per determinare la presenza della gravidanza, la sua sede (in utero o fuori), il suo numero (singola o gemellare) e la sua datazione. Infatti si suppone che in una prima fase tutti i concepimenti si sviluppino alla stessa velocità, quindi misurando la lunghezza dell’embrione (CRL) tra la 7 e l’11 w o il diametro biparietale (tra le due tempie, BPD) dalle 12 w e fino a un massimo di 22 w, il ginecologo può stabilire l’età reale e quella biologica, con un margine di errore di una settimana in più o in meno fino a 16 w, di due settimane tra 17 e 22 w.

    Quindi il ginecologo potrà procedere a una ridatazione, ovvero spostare la data dell’ultima mestruazione e quella presunta del parto, se si avrà una differenza dall’epoca calcolata dall’ultima mestruazione di 1 o 2 w almeno (a seconda dell’epoca di datazione, se prima o dopo le 16 w). Questa discrepanza si ha nel 20% delle gravidanze e per diversi motivi. Ad esempio perché la donna non ricorda correttamente la data delle ultime mestruazioni, o perchè ha cicli irregolari o comunque ha avuto un’ovulazione in anticipo o in ritardo rispetto a quanto atteso. Tuttavia in una donna con preciso ricordo mestruale e cicli regolari si è dimostrato che il calcolo mestruale e quello ecografico hanno la stessa capacità.

    Non dobbiamo tra l’altro dimenticare che tra i potenziali ridatati possono esserci gravidanze patologiche che hanno già precocemente un difetto di crescita. Pertanto la ridatazione deve essere un processo clinico, che valuti sia l’anamnesi mestruale che il dato ecografico. Tutto questo è importante perchè dalla datazione il ginecologo dovrà poi schedulare alcuni esami, ecografici e non, e soprattutto l’eventuale induzione del parto per gravidanza oltre il termine.

    Transluncenza nucale in gravidanza: quando farle e perché

    Quando il CRL è tra 48 e 84 mm, ovvero l’epoca tra 11 +3 e 13 +6 w, è possibile misurare la translucenza nucale, ovvero lo spessore della nuca del feto. Con un apposito software questo si traduce in una stima del rischio di avere una trisomia 21 (sindrome di Down) o 18 (sindrome di Edwars). Per aumentare la capacità del test, è possibile associare un prelievo del sangue per la determinazione delle free-beta-HCG e della PAPP-A. Esiste un cut-off di normalità posto a 1: 350. Per un rischio peggiore al cut-off si offre la possibilità di effettuare la ricerca del cariotipo fetale. Questo test non è un esame diagnostico, ma statistico: su 100 feti down che si sottopongono al test il ginecologo riesce ad individuarne tra 80 e 85.

    L’individuazione dell’osso nasale migliora ulteriormente la capacità del test. Per avere la certezza diagnostica il ginecologo deve determinare il cariotipo fetale tramite procedure invasive.

    Ecografie in gravidanza: quando si fa la morfologica e a cosa serve

    L’eco morfologica ha lo scopo dichiarato di individuare eventuali malformazioni fetali. Purtroppo contrariamente a quanto pensano la maggioranza delle gestanti, la capacità di individuarle con l’eco non è elevatissima, essendo intorno al 50% nei Centri di I livello (screening in popolazione a basso rischio), mentre raggiunge valori intorno al 90% nei Centri di II livello (ecografista esperto, ecografo di elevata qualità, popolazione a rischio).

    ecografia-gravidanzaSi effettua tra la 20 e la 22 w perchè si raggiunge un buon sviluppo degli organi e quindi un’adeguata indagabilità ecografica, ma non si supera il limite che la legge italiana pone per l’aborto terapeutico. Infatti, al di là delle convinzioni personali di ognuno, la gestante ha diritto a tale opzione qualora l’eco morfologica rilevi gravi malformazioni fetali, tali da rendere per la psiche materna non accettabile la prosecuzione della gravidanza.

    Dato che la legge 194/78 non pone un limite preciso, ma lo individua nella vitalità del feto, con il progresso nella rianimazione neonatale si tende a considerare come limite da non raggiungere il compimento della 23 w. Ad inizio 2008 la Regione Lombardia ha per prima formalizzato una direttiva che lo consente fino a 22 settimane e 2 giorni compresi. L’eco morfologica di screening prevede la misurazione del diametro biparietale, della circonferenza cefalica e addominale e del femore. Queste misure consentono di valutare se la crescita rispetto all’eco di datazione è regolare.

    Inoltre si misurano il trigono cerebrale (uno spazio cerebrale occupato dal liquido cefalorachidiano: è aumentato nell’idrocefalia, una grave malformazione del cervello) e il cervelletto (è alterato nella spina bifida, una grave malformazione della colonna vertebrale). Si valuta la morfologia del viso (profilo, orbite, cristallino e labbra, queste per la ricerca del labbro leporino) e della colonna vertebrale (ancora per la spina bifida). Si effettua l’esame del cuore, sia nella sezione “4camere” (per valutare atri e ventricoli e relativi setti) sia negli “assi lunghi” (per valutare aorta e arteria polmonare). Nell’addome si identificano diaframma, stomaco, parete anteriore, reni e vescica. I quattro arti vengono visualizzati nei loro tre segmenti. Si valuta la quantità di liquido amniotico e la posizione della placenta.